È ISOM stessa a dire quali regole sono obbligatorie
La vera domanda del rilevatore non è come si disegna una cosa: è se la norma lo obbliga. ISOM risponde con un vocabolario che definisce prima di arrivare ai simboli, e la risposta cambia da simbolo a simbolo.
Traduzione automatica dall’inglese. Originale
Aprite ISOM 2017-2 alla sezione 1.1, prima dei simboli, prima delle prescrizioni generali. Sei righe, circa centocinquanta parole. Spiegano che cosa intende il resto del documento ogni volta che scrive must, should o may.
Must / Shall / Required significano che la definizione è un requisito assoluto. Should / Recommended significano che in circostanze particolari possono esistere motivi validi per ignorare un dato punto, ma che le implicazioni vanno comprese fino in fondo e soppesate con attenzione prima di scegliere un’altra via. May / Optional significano che un punto è davvero facoltativo.
È questa la risposta alla domanda che ogni rilevatore si pone davvero. Non «come si disegna un masso», ma «questo mi obbliga?». Ed è la norma stessa a smistare le proprie frasi, una parola alla volta.
È la norma stessa a dire quali regole sono obbligatorie, e lo dice in sei righe iniziali che quasi nessuno legge
Quanta parte di ISOM obbliga davvero
Contate le parole dell’edizione in vigore e la forma del documento si vede a grandi linee: 71 occorrenze di must, 64 di shall, 68 di should, 64 di may. Ventotto shall not e tre must not segnano i divieti netti.
Vincoli e raccomandazioni si equivalgono, più o meno. E soprattutto non stanno in sezioni separate: si mescolano nella descrizione dello stesso simbolo, a volte nella stessa frase, e a distinguerli è soltanto il verbo.
Tre simboli sulla stessa pagina, tre obblighi diversi
La sezione 3.2 descrive le forme rocciose. Per la parete, simbolo 202, l’enunciato è nudo: altezza minima 1 m. Nessuno dei verbi della sezione 1.1 gli sta accanto, quindi il numero è semplicemente la definizione.
Il masso, simbolo 204, è trattato in un altro modo: qui la norma scrive should, più di 1 m. Stessa pagina, stessa famiglia di oggetti, ed ecco che il numero diventa una raccomandazione da cui potete scostarvi, purché sappiate da che cosa vi state scostando.
La parete impassable, simbolo 201, non ha nessuna soglia di altezza: la definisce quello che comporta per chi corre. È tanto alta e tanto ripida che passarci o scalarla è impossibile, oppure pericoloso. Il giudizio è lasciato apposta al rilevatore, perché nessun numero sopravvive al contatto con la roccia vera.
Tre simboli vicini, tre tipi diversi di istruzione. Chi li legge tutti e tre come ugualmente vincolanti combatte contro la norma proprio lì dove la norma voleva farsi da parte.
Due parole che non vogliono dire quello che sembrano
Impassable e uncrossable descrivono il terreno, non un permesso. La norma lo mette nero su bianco:
un oggetto è troppo difficile o troppo pericoloso da attraversare o da superare per l’orientista d’élite medio in condizioni normali. Non è vietato, ma può costituire un rischio per il concorrente.
Quest’ultima frase è stata aggiunta nel gennaio 2024. Prima la norma taceva, e il silenzio lo riempiva la convinzione di tutti: una linea nera spessa voleva dire un muro, e attraversarlo era vietato. Se il passaggio sia consentito lo dice il regolamento di gara, che è un altro documento, di un altro autore. La carta si limita a dire che cosa c’è.
«Impassable» descrive il terreno, non una regola: la norma dice apertamente che non è vietato
Ancora una cosa su quel vocabolario: nella vostra edizione nazionale può non esserci. Le federazioni pubblicano traduzioni proprie di ISOM, e non sempre sono lo stesso documento. L’edizione ufficiale finlandese è una versione ridotta, e nel suo primo capitolo un vocabolario del genere non compare affatto. L’edizione francese svizzera della revisione in vigore definisce la stessa parola, ma lascia fuori la frase secondo cui non è vietato, e rimanda invece a una regola nazionale che vieta l’attraversamento. Quello che citiamo qui è sempre l’originale IOF, in inglese; dove la vostra edizione se ne discosta, conviene saperlo prima di farci affidamento.
Dove abita l’ordine dei colori
La sezione 2.12 di ISOM è lunga una frase: dice che vale il documento IOF Map Specifications, Printing and Colour Definitions, e finisce lì.
L’ordine dei colori, quindi, non sta affatto nella norma delle carte. Sta in una specifica separata, rivista con i suoi tempi, ed è lì che si decide che cosa copre che cosa quando due oggetti si incontrano. Chi legge ISOM da cima a fondo senza mai aprire il secondo documento sa tutto sui simboli che esistono e niente su come si sovrappongono.
L’ordine dei colori non sta affatto in ISOM, ed è proprio lui a decidere che cosa copre che cosa

Un colore nella tavola non è un colore
Il set ISOM di Gratic ha 35 voci di colore. Contate le ricette CMYK distinte: sono 19.
Cinque voci sono lo stesso nero: 0, 0, 0, 100. Si chiamano Black 100%, Black below purple for track symbols, Black below upper brown 50%, Black below lower brown 50% e Black for open land. Quattro voci sono lo stesso niente: 0, 0, 0, 0. I loro nomi cominciano tutti con White, e in stampa il bianco vuol dire che l’inchiostro non viene steso e il foglio resta scoperto.
Black below upper brown 50% non è un nero più scuro né un nero speciale: è nero comune che deve stare sotto. Il nome è un’istruzione sulla profondità, e la profondità è tutto quello che quella voce contiene.
Un colore nella tavola non è un colore ma una profondità: trentacinque voci, diciannove inchiostri
Il motivo sta nel modo in cui una carta si stampa: non un oggetto alla volta, ma un colore alla volta, dal fondo della pila verso l’alto. Il bordo nero di una strada passa sotto tutti i marroni della carta: sotto la propria carreggiata, sotto quella della strada accanto, sotto il riempimento dell’area pavimentata che attraversa. Disegnate invece il bordo insieme alla linea stessa, e il nero sale sopra il marrone ovunque due strade si incontrino.
Mettete in ordine le quattro voci della strada e il meccanismo si vede: marrone per la carreggiata, nero sotto per la linea che separa due carreggiate, di nuovo marrone per l’area pavimentata, nero sotto per il bordo della strada. Gli incroci si risolvono da soli, perché a ogni parte è stato detto a che piano abita.
Nessuno controlla niente di tutto questo
Ecco la parte che sorprende chi dà per scontato che un editor di carte faccia rispettare la norma.
Ogni numero fissato da ISOM è, in Gratic, un campo di immissione qualsiasi. La larghezza di una curva di livello è una casella che contiene 0,14: scriveteci 0,9 e sul foglio stampato la curva diventa spessa nove decimi di millimetro, senza che niente protesti. La lunghezza del tratto di un sentiero, il passo del retino della palude, il CMYK di qualunque inchiostro, l’ordine delle voci: tutto si modifica, niente è protetto.
Non è una nostra dimenticanza. OCAD ha un controllo di leggibilità che misura distanze, lunghezze delle linee e superfici rispetto a ISOM, e la sua stessa documentazione avverte che le larghezze minime non le controlla; le definizioni dei simboli e l’ordine dei colori restano fuori del tutto. OpenOrienteering Mapper produce un rapporto che poi leggete voi, e il suo manuale avverte che ogni simbolo modificato si scosta dalla norma. Nessuno dei due vi ferma, e nessuno dei due sa per quale edizione della norma è stato disegnato il vostro file.
Ogni numero fissato dalla norma è un campo di immissione qualsiasi, in Gratic come in ogni altro editor

La norma, dunque, la tiene in piedi una persona, non un programma. Vale la pena saperlo prima di cominciare, perché cambia quello che cercate quando rileggete il lavoro: non una spunta verde, ma l’abitudine di chiedervi quale verbo ha usato la norma.
Se i numeri li volete vedere invece che leggerli, il set intero è lì davanti a voi: aprite una carta in Gratic, scegliete un simbolo qualsiasi, e larghezze, tratti e ordine dei colori sono gli stessi campi di cui parla questo articolo.
Che cosa farne
Leggete per prima la sezione 1.1 – una volta basta – e tenetela in mente mentre leggete tutto il resto. Quando la descrizione di un simbolo vi dà un numero, guardate il verbo che gli sta accanto. Se non c’è verbo, il numero è la definizione. Se il verbo è should, la norma ha già ammesso che esistono circostanze in cui ne sapete più di lei, e chiede soltanto che sappiate a che cosa state rinunciando.
Questa distinzione non è una scappatoia: è il punto in cui la norma smette di disegnare la carta al posto vostro e lascia il giudizio dove deve stare.
Una cosa da sapere sui tempi: ISOM per ora è congelata. La Federazione Internazionale di Orientamento (IOF) sta preparando una revisione completa che punta al 2030, e i temi dichiarati sono il colore e la leggibilità. Le federazioni nazionali hanno già segnalato che cosa secondo loro non funziona. Il documento che leggete oggi è quello che conta, ed è obbligatorio dal gennaio 2025.