# È ISOM stessa a dire quali regole sono obbligatorie

> La vera domanda del rilevatore non è come si disegna una cosa: è se la norma lo obbliga. ISOM risponde con un vocabolario che definisce prima di arrivare ai simboli, e la risposta cambia da simbolo a simbolo.

Andrey Surzhikov · 2026-08-12 · https://gratic.app/it/articles/what-isom-actually-requires

Aprite ISOM 2017-2 alla sezione 1.1, prima dei simboli, prima delle prescrizioni generali. Sei righe,
circa centocinquanta parole. Spiegano che cosa intende il resto del documento ogni volta che scrive
*must*, *should* o *may*.

> **Must / Shall / Required** significano che la definizione è un requisito assoluto.
> **Should / Recommended** significano che in circostanze particolari possono esistere motivi validi
> per ignorare un dato punto, ma che le implicazioni vanno comprese fino in fondo e soppesate con
> attenzione prima di scegliere un’altra via.
> **May / Optional** significano che un punto è davvero facoltativo.

È questa la risposta alla domanda che ogni rilevatore si pone davvero. Non «come si disegna un
masso», ma «questo mi obbliga?». Ed è la norma stessa a smistare le proprie frasi, una parola alla
volta.

**È la norma stessa a dire quali regole sono obbligatorie, e lo dice in sei righe iniziali che quasi nessuno legge**

## Quanta parte di ISOM obbliga davvero

Contate le parole dell’edizione in vigore e la forma del documento si vede a grandi linee: 71
occorrenze di *must*, 64 di *shall*, 68 di *should*, 64 di *may*. Ventotto *shall not* e tre *must
not* segnano i divieti netti.

Vincoli e raccomandazioni si equivalgono, più o meno. E soprattutto non stanno in sezioni separate:
si mescolano nella descrizione dello stesso simbolo, a volte nella stessa frase, e a distinguerli è
soltanto il verbo.

## Tre simboli sulla stessa pagina, tre obblighi diversi

La sezione 3.2 descrive le forme rocciose. Per la parete, simbolo 202, l’enunciato è nudo: altezza
minima 1 m. Nessuno dei verbi della sezione 1.1 gli sta accanto, quindi il numero è semplicemente la
definizione.

Il masso, simbolo 204, è trattato in un altro modo: qui la norma scrive *should*, più di 1 m. Stessa
pagina, stessa famiglia di oggetti, ed ecco che il numero diventa una raccomandazione da cui potete
scostarvi, purché sappiate da che cosa vi state scostando.

La parete *impassable*, simbolo 201, non ha nessuna soglia di altezza: la definisce quello che
comporta per chi corre. È tanto alta e tanto ripida che passarci o scalarla è impossibile, oppure
pericoloso. Il giudizio è lasciato apposta al rilevatore, perché nessun numero sopravvive al contatto
con la roccia vera.

Tre simboli vicini, tre tipi diversi di istruzione. Chi li legge tutti e tre come ugualmente
vincolanti combatte contro la norma proprio lì dove la norma voleva farsi da parte.

## Due parole che non vogliono dire quello che sembrano

*Impassable* e *uncrossable* descrivono il terreno, non un permesso. La norma lo mette nero su
bianco:

> un oggetto è troppo difficile o troppo pericoloso da attraversare o da superare per l’orientista
> d’élite medio in condizioni normali. Non è vietato, ma può costituire un rischio per il
> concorrente.

Quest’ultima frase è stata aggiunta nel gennaio 2024. Prima la norma taceva, e il silenzio lo
riempiva la convinzione di tutti: una linea nera spessa voleva dire un muro, e attraversarlo era
vietato. Se il passaggio sia consentito lo dice il regolamento di gara, che è un altro documento, di
un altro autore. La carta si limita a dire che cosa c’è.

**«Impassable» descrive il terreno, non una regola: la norma dice apertamente che non è vietato**

Ancora una cosa su quel vocabolario: nella vostra edizione nazionale può non esserci. Le federazioni
pubblicano traduzioni proprie di ISOM, e non sempre sono lo stesso documento. L’edizione ufficiale
finlandese è una versione ridotta, e nel suo primo capitolo un vocabolario del genere non compare
affatto. L’edizione francese svizzera della revisione in vigore definisce la stessa parola, ma lascia
fuori la frase secondo cui non è vietato, e rimanda invece a una regola nazionale che vieta
l’attraversamento. Quello che citiamo qui è sempre l’originale IOF, in inglese; dove la vostra
edizione se ne discosta, conviene saperlo prima di farci affidamento.

## Dove abita l’ordine dei colori

La sezione 2.12 di ISOM è lunga una frase: dice che vale il documento *IOF Map Specifications,
Printing and Colour Definitions*, e finisce lì.

L’ordine dei colori, quindi, non sta affatto nella norma delle carte. Sta in una specifica separata,
rivista con i suoi tempi, ed è lì che si decide che cosa copre che cosa quando due oggetti si
incontrano. Chi legge ISOM da cima a fondo senza mai aprire il secondo documento sa tutto sui simboli
che esistono e niente su come si sovrappongono.

**L’ordine dei colori non sta affatto in ISOM, ed è proprio lui a decidere che cosa copre che cosa**

_[L’elenco dei colori del set di simboli: una nota ricorda che chi sta in cima si disegna sopra e che da quell’ordine dipende la separazione dei colori della carta; poi le voci nel loro ordine, con Black below purple for track symbols tre righe più in basso del viola sotto cui deve restare.]_

## Un colore nella tavola non è un colore

Il set ISOM di Gratic ha 35 voci di colore. Contate le ricette CMYK distinte: sono 19.

Cinque voci sono lo stesso nero: 0, 0, 0, 100. Si chiamano *Black 100%*, *Black below purple for
track symbols*, *Black below upper brown 50%*, *Black below lower brown 50%* e *Black for open land*.
Quattro voci sono lo stesso niente: 0, 0, 0, 0. I loro nomi cominciano tutti con *White*, e in stampa
il bianco vuol dire che l’inchiostro non viene steso e il foglio resta scoperto.

*Black below upper brown 50%* non è un nero più scuro né un nero speciale: è nero comune che deve
stare sotto. Il nome è un’istruzione sulla profondità, e la profondità è tutto quello che quella voce
contiene.

**Un colore nella tavola non è un colore ma una profondità: trentacinque voci, diciannove inchiostri**

Il motivo sta nel modo in cui una carta si stampa: non un oggetto alla volta, ma un colore alla
volta, dal fondo della pila verso l’alto. Il bordo nero di una strada passa sotto tutti i marroni
della carta: sotto la propria carreggiata, sotto quella della strada accanto, sotto il riempimento
dell’area pavimentata che attraversa. Disegnate invece il bordo insieme alla linea stessa, e il nero
sale sopra il marrone ovunque due strade si incontrino.

Mettete in ordine le quattro voci della strada e il meccanismo si vede: marrone per la carreggiata,
nero sotto per la linea che separa due carreggiate, di nuovo marrone per l’area pavimentata, nero
sotto per il bordo della strada. Gli incroci si risolvono da soli, perché a ogni parte è stato detto
a che piano abita.

## Nessuno controlla niente di tutto questo

Ecco la parte che sorprende chi dà per scontato che un editor di carte faccia rispettare la norma.

Ogni numero fissato da ISOM è, in Gratic, un campo di immissione qualsiasi. La larghezza di
una curva di livello è una casella che contiene 0,14: scriveteci 0,9 e sul foglio stampato la curva
diventa spessa nove decimi di millimetro, senza che niente protesti. La lunghezza del tratto di un
sentiero, il passo del retino della palude, il CMYK di qualunque inchiostro, l’ordine delle voci:
tutto si modifica, niente è protetto.

Non è una nostra dimenticanza. OCAD ha un controllo di leggibilità che misura distanze, lunghezze
delle linee e superfici rispetto a ISOM, e la sua stessa documentazione avverte che le larghezze
minime non le controlla; le definizioni dei simboli e l’ordine dei colori restano fuori del tutto.
OpenOrienteering Mapper produce un rapporto che poi leggete voi, e il suo manuale avverte che ogni
simbolo modificato si scosta dalla norma. Nessuno dei due vi ferma, e nessuno dei due sa per quale
edizione della norma è stato disegnato il vostro file.

**Ogni numero fissato dalla norma è un campo di immissione qualsiasi, in Gratic come in ogni altro editor**

_[La scheda del simbolo 505, il sentiero: larghezza 0,25 mm, tratto 2 mm e spazio 0,25 mm, ognuno un normale campo numerico senza niente che lo protegga.]_

La norma, dunque, la tiene in piedi una persona, non un programma. Vale la pena saperlo prima di
cominciare, perché cambia quello che cercate quando rileggete il lavoro: non una spunta verde, ma
l’abitudine di chiedervi quale verbo ha usato la norma.

Se i numeri li volete vedere invece che leggerli, il set intero è lì davanti a voi:
[aprite una carta in Gratic](https://my.gratic.app), scegliete un simbolo qualsiasi, e larghezze,
tratti e ordine dei colori sono gli stessi campi di cui parla questo articolo.

## Che cosa farne

Leggete per prima la sezione 1.1 – una volta basta – e tenetela in mente mentre leggete tutto il
resto. Quando la descrizione di un simbolo vi dà un numero, guardate il verbo che gli sta accanto. Se
non c’è verbo, il numero è la definizione. Se il verbo è *should*, la norma ha già ammesso che
esistono circostanze in cui ne sapete più di lei, e chiede soltanto che sappiate a che cosa state
rinunciando.

Questa distinzione non è una scappatoia: è il punto in cui la norma smette di disegnare la carta al
posto vostro e lascia il giudizio dove deve stare.

Una cosa da sapere sui tempi: ISOM per ora è congelata. La Federazione Internazionale di Orientamento
(IOF) sta preparando una revisione completa che punta al 2030, e i temi dichiarati sono il colore e
la leggibilità. Le federazioni nazionali hanno già segnalato che cosa secondo loro non funziona. Il
documento che leggete oggi è quello che conta, ed è obbligatorio dal gennaio 2025.
